Floria Tosca dovrebbe essere una stella romana dell’opera, una cantante professionista (“celebre cantante”). Sappiamo che canta a teatro e su palcoscenici privati.
Ma è ben noto che fino agli inizi del 1800 nello Stato Pontificio era proibito alle donne di cantare nelle chiese.
I ruoli scritti per cantanti donne, e da loro interpretati in altre parti d’Italia, sono stati invece intepretati a Roma da “castrati” (soprani e contralti uomini sottoposti ad un interevento chirurgico durante l’adolescenza per mantenere inalterata la loro vocalità).
C’erano molti castrati famosi presso il pubblico dell’opera a Roma come Marchesi e Velluti.
Al momento della prima di Tosca c’era ancora un castrato (Domenico Mustafà) che lavorava come direttore della cappella del Vaticano e impiegava ancora “soprani naturali”. Il più conosciuto era Alessandro Moreschi, che ha anche fatto alcune registrazioni.
Durante il Carnevale erano possibili “permessi eccezionali” per il teatro e il “Carnevale Romano” era noto proprio per la sua durata.
Nel 1798 subentrò a Repubblica Romana e i castrati furono banditi da rivoluzionari moralisti.
Dopo la caduta della Repubblica nel 1799, i castrati ritornarono sulle scene, ma stavolta anche le donne poterono finalmente debuttare come cantanti a Roma.

